Comune di Rocchetta di Vara

STADOMELLI


Scarsi purtroppo sono gli studi dedicati alla millenaria storia di Stadomelli.
Mario Niccolò Conti, nell'articolo Chiese medioevali a due navate in Lunigiana (1927), avanza l'ipotesi che la chiesa di Stadomelli possa essere datata "a qualche anno innanzi il mille" e possa avere avuto origine monastica1. Placido Tomaini attribuisce ad Ubaldo Formentini conferma della medesima datazione, "perché un arco di pietra arenaria, sagomato e decorato, che esiste sopra la porta principale (dalla parte interna), in antico era arco sacro che stava sopra l'altare maggiore2". Non è stato possibile verificare l'ipotesi del Formentini, perché non individuabile nella bibliografia dell'autore esaminata: si può forse dedurre che Tomaini riporti opinioni raccolte soltanto oralmente dallo storico lunigianese. Un diverso orientamento della chiesa, con l'altare maggiore originariamente collocabile nell'area dell'attuale ingresso, cozza, del resto, con la ricostruzione avanzata dal Conti, che individuò due fasi differenti nella costruzione dell'edificio, oggetto però, in un indefinito tempo, di un semplice ampliamento, con allargamento della navata destra ed allungamento di quella centrale, senza rivoluzioni nell'impianto originale.
La chiesa di Stadomelli è citata per la prima volta nelle decime bonifaciane del 1296-1297 come "cappella de Stadamegio3", direttamente soggetta al vescovi di Luni.
Sostiene Geo Pistarino che la cappella "sorgeva sul terriorio di una vasta tenuta montana dei vescovi di Luni4", in cui erano comprese anche le chiese di Calice, di Bocchignola (Veppo), di Padivarma, di Beverino.

La tenuta confinava con i possessi dell'abbazia di Brugnato: fu dunque probabilmente protagonista dei numerosi scontri che opposero, almeno sino all'erezione di Brugnato a diocesi (1133), l'abate brugnatese ed il vescovo di Luni.

Inquadrando Stadomelli in questo contesto storico è forse possibile avanzare, imprudentemente, un'ipotesi etimologica del toponimo, interpretandolo come diminutivo del termine latino "statumen", col possibile senso di "protezione", "rinforzo", quindi, in sostanza, Stadomelli potrebbe significare di "piccolo luogo di difesa".

Con la progressiva erosione del potere temporale dei vescovi di Luni, Stadomelli entrò nel dominio dei marchesi Malaspina di Villafranca, del ramo cosiddetto "dello spino secco".

Per tutta l'età moderna, la comunità di Stadomelli dipese dai marchesi di Villafranca. Da metà ‘500, i fratelli Bartolomeo e Giovanni Battista Malaspina si spartirono i domini famigliari, dando origine a due linee dinastiche: lasciata in comune Villafranca, al primo furono assegnate le comunità di Virgoletta, Villa, Beverone e Rocchetta, al secondo di Castevoli, Stadomelli e Cavanella5. Alla morte di Giovanni Battista il feudo fu ulteriormente diviso tra i figli Tommaso, cui spettò Castevoli, ed Alfonso che divenne condomino di Villafranca, e signore di Cavanella e Stadomelli.

Ad Alfonso successero Marzio (morto nel 1600 circa), Scipione (1600-1656), Alfonso II (che entrò in possesso anche di Castevoli, per estinzione dei Malaspina signori di quel feudo). Alfonso II morì probabilmente nel 1722, lasciando erede il figlio Scipione II, morto intorno alla metà del XVIII secolo. Non avendo figli, a Scipione successe il fratello Opizzone Paolo, morto nel 1759. Ultimo signore di Villafranca, Cavanella, Stadomelli e Castevoli fu Tommaso Malaspina, figlio di Opizzone Paolo. Nel 1797 infatti, per editto del generale Chabot, inviato da Napoleone Bonaparte, i feudi imperiali lunigianesi furono aboliti ed annessi alla Repubblica Cisalpina, unita poi alla Cispadana e confluita infine nel Regno d'Italia.

Per decisione del Congresso di Vienna il feudo fu però ricostituito ed attribuito al ducato di Modena6.

Dal ducato di Modena, Stadomelli entrò nell'Unità d'Italia, come parte del Comune di Rocchetta di Vara, aggregato alla Provincia di Massa-Carrara. Il Comune fu inglobato infine nella neonata Provincia della Spezia dal 2 febbraio 1923.

La parrocchia di Stadomelli appartenne invece alla diocesi di Luni-Sarzana sino al 1822, quando venne aggregata alla nuova diocesi di Massa. Fu infine passata alla diocesi di Brugnato, per mutamenti territoriali, nel 19597.

 

1 CONTI, M.N., Chiese medioevali a due navate in Lunigiana, in Memorie dell'Accademia lunigianese di scienze "G. Capellini", 1927, pp. 9-11.

2 TOMAINI, P., Brugnato città abbaziale e vescovile, documenti e notizie, Città di Castello, 1957, p. 523.

3 PISTARINO, G., Le pievi della diocesi di Luni, Bordighera - La Spezia, 1961, p. 85.

4 Ivi, p. 71.

5 BRANCHI, E., Storia della Lunigiana feudale, Pistoia, 1897-98, II, p. 98.

6 FORMENTINI, U., Guida storica etnografica artistica della Val di Vara, La Spezia, 1960, p. 59.

7 TOMAINI, P., op. cit., pp. 512 e 523.