Comune di Rocchetta di Vara

BEVERONE


 

"Il cocuzzolo di Beverone è quasi calvo come la testa di chi ha sfidate le intemperie di numerosi inverni; nell'ampia e calva spianata vi sono tracce evidenti d'antiche capanne, forse abbandonate prima del mille, quando fu eretta la chiesa, una delle più antiche della regione". Così scrisse Carlo Caselli, il giornalista "viandante" che nel 1930 percorse i sentieri della Lunigiana descrivendone borghi, paesaggi ed abitanti.
Le informazioni sono tuttavia generiche e poco verificate. E' indubbia comunque l'antichità dell'insediamento di Beverone, data l'importanza simbolica e strategica del luogo.
Il nome Beverone è, secondo alcuni studiosi, riconducibile alla base latina "bibere" (bere), con riferimento a località dove si abbeveravano le greggi o ricche di acque sorgive.
La chiesa era dipendente dalla rettoria di Stadomelli, antico diretto dominio del vescovo di Luni. Beverone dovette dunque essere un presidio del vescovo di Luni sopra le terre dell'abbazia di Brugnato. Tra esse Rocchetta e Suvero.
Con il declino del potere temporale dei vescovi di Luni, Beverone passò quindi sotto la signoria dei marchesi Malaspina di Villafranca cui rimase sino all'arrivo dei francesi alla fine del XVIII secolo. Dopo la parentesi rivoluzionaria, il Congresso di Vienna attribuì i territori degli ex feudi malaspinani al duca di Modena, per essere quindi aggregati, con l'unità d'Italia, alla provincia di Massa Carrara. Il Comune di Rocchetta Vara, di cui è parte Beverone, fu inglobato nella neonata provincia della Spezia dal 2 febbraio 1923.
La chiesa parrocchiale di Beverone, dedicata alla decollazione di S. Giovanni Battista, smembrata dalla rettoria di Stadomelli, fu eretta in parrocchia tra il 1568 ed il 1584, anno della visita apostolica del vescovo Angelo Peruzzi.
La relazione di quella visita (2 maggio 1584) descrive una chiesa trascurata: venne infatti ordinata l'imbiancatura delle pareti, il rifacimento del pavimento e la costruzione di confessionali. L'altare maggiore era decorato con un'immagine adeguata. Fu imposto tuttavia di ornarlo con una croce dipinta e con candelabri. Già esistente in quella data il cimitero.
Particolarmente ricca di informazioni la relazione compilata dal parroco Alessandro Malatesta, nativo di Stadomelli, il 7 gennaio del 1822. Egli scrisse: "La chiesa parrocchiale è stabilita sopra d'un alto monte, incomodo all'intervento del popolo e del parroco, in aria però più che salubre ed esposta ai fulmini". "E' in buono stato ma esposta molto all'umidità per il vento di mare. E' soffitata sopra e sotto con buon pavimento di calcina. Essa ha buone e forti mura, ampia e più che sufficiente alla popolazione. Dessa pure è in buon essere riguardo alle finestre, porte e panche. Gli si fanno le dovute riparazioni a tempo, anche per quello [che] spetta gli ornamenti, il che appartiene ai fabbriceri. Il tutto si tiene con la possibile polizia e decenza". "Nella chiesa parrocchiale, oltre il maggiore, v'è unicamente l'altare del Rosario che, sebbene sia senza dote alcuna, è ben tenuto decente ed amministrato dalla fabbriceria a spese di poche elemosine. L'immagine v'è scolpita in quadro quasi nuovo e rappresenta ancora l'immagine di S. Giovanni decollato".
Nella relazione si leggono anche alcune informazioni sulla vita quotidiana nel borgo: "Niuno avvi in parrocchia che abbia o tenghi libri proibiti, nessuno che sparga o dissemini cattive massime per ciò che sia in cognizione". "Neppur v'è alcun malvivente o bestemmiatore". "Fra le persone o famiglie della parrocchia non avvi al presente alcuna inimicizia od odio". "Tra giovani e figlie non seguono amoreggiamenti che portino scandalo ma vivono onestamente". "Per essere il vino molto scarso in questa popolazione e molto acerbo non vi sono né osterie Né bettole né cantine". "Le donne vestono tutte onestamente ne vi è in ciò alcun disordine". "Nelle feste, salvo il dì 29 agosto non si tengono né mercati né fiere né altro non essendovi alcuno che abbia bottega".
Erano compresi nella giurisdizione parrocchiale di Beverone l'oratorio di S. Anna a Garbugliaga, costruito dalla famiglia Podestarelli di Cavanella Vara nel 1611 ed eretto in parrocchia l'11 dicembre 1926 per interessamento di don Giovanni Borsi, e l'oratorio di S. Andrea, posto all'inizio dell'abitato di Beverone.
Esso fu edificato intorno al 1680 da Andrea Levantini di Forno a Borseda. Passò poi alla famiglia Beverinotti. Scrive il già citato parroco Malatesta "E' in ottimo stato e provveduto delle necessarie suppellettili, custodito oltre la detta famiglia, anche dal parroco".
In questo oratorio si tenevano le lezioni del piccolo Seminario di Beverone, aperto tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del successivo, diretto dal parroco. La cattedra della scuola era ancora visibile nel 1959. Nel 1810 erano presenti dodici alunni, sei studenti di teologia, sei di belle lettere.
Nel 1822 la parrocchia di Beverone passò alla diocesi di Massa per tornare a quella di Brugnato nel 1959.

 

PER SAPERNE DI PIÚ:

 C. CASELLI, Lunigiana ignota, La Spezia, 1933, anche in edizione anastatica, Bologna, Forni editore.

P. Tomaini, Brugnato, città abbaziale e vescovile, Città di Castello, Unione Arti Grafiche, 1957.

E. Branchi, Storia della Lunigiana feudale, Pistoia, 1897 (anche edizioni anastatiche Forni).

G. FRANCHI - M. LALLAI, Da luni a Massa Carrara - Pontremoli, Modena- Massa, 2000.

G. REPETTI, La politica ecclesiastica napoleonica nel dipartimento del Crostolo (1809-1812), tesi di laurea, Università degli studi di Genova, Facoltà di magistero, anno accademico 1974-75.

 

DOCUMENTI D'ARCHIVIO:
 

ARCHIVIO VESCOVILE DI LUNI-SARZANA (presso Seminario vescovile di Sarzana). Filze: Visita Peruzzi, Parrocchiali 36, Questionario Scarabelli 362.