Comune di Rocchetta di Vara


1 – PREMESSA STORICA
 
La coltivazione del grano nelle valli di Suvero ha tradizione millenaria.
Già negli scavi archeologici della Pianaccia sono stati infatti rinvenuti utensili per la molitura di cereali.
È presumibile che il grano fosse tra le principali colture dei monaci dell’abbazia di Brugnato, insediati in queste aree, a partire dal VII od VIII secolo.
In età moderna, nel marchesato autonomo di Suvero, molte proprietà risultano organizzate in “poderi” e, in alcuni casi, affidate a mezzadri. Il sistema agricolo di produzione adattato era molto vantaggioso ed aggiornato: la mezzadria era infatti l’investimento già preferito dai capitalisti toscani sino dal XV secolo. Tra le maggiori produzioni dei poderi suverese risulta il grano, esportato anche fuori dai confini del feudo. Ad esempi, al momento della morte del marchese Torquato Malaspina di Suvero(1594), tra le sue proprietà, “si trova a Monterosso some centocinque di grano per vendere”. Lo stesso marchese fondò il Monte Frumentario allo scopo di distribuire gratuitamente la semente nella stagione della semina e richiedere la stessa quantità ricevuta a raccolto avvenuto .Il grano era consegnato a “raso”del contenitore e restituito “ a colmo”, a rappresentare un minimo interesse per la crescita del patrimonio del Monte .
La produzione di grano rimase rilevante sino al secondo dopoguerra.
Nell'annuario della Provincia del 1923 il grano di Rocchetta è nell'elenco delle produzioni locali.
Era uso tra i poderi agricoli scambiare i semi di anno in anno, senza ricorrere all’acquisto di sementi all’esterno: in questo modo, nei secoli, sono state conservate le caratteristiche straordinarie ed originali dell’antico grano bianco delle valli di Suvero.
 
 
2 - COMUNITA' DEL CIBO DELL'ANTICO GRANO BIANCO DELLE VALLI DI SUVERO

Storia della Comunità
 
La Comunità del cibo Slow food nasce ufficialmente il 26 gennaio 2013 a Suvero, su impulso dell’Amministrazione comunale, pur risultando di fatto esistente da tempo un piccolo nucleo di produttori operanti nell'area che avevano nel corso di generazioni tramandato la coltivazione del grano ed assicurato la salvaguardia del seme.
Dal 2009 l’Amministrazione comunale, per recuperare e promuovere la produzione di grano tradizionale, con il contributo della Provincia della Spezia, ha acquisito e distribuito gratuitamente tutta la semente disponibile a quanti si proponevano di diventare coltivatori custodi.
Nel 2012, sempre per iniziativa del Comune di Rocchetta Vara, il Monte Frumentario è stato ricostituito in forma di libera associazione allo scopo di diffondere la coltivazione del grano tradizionale, operare per l'affermazione di una filiera alimentare dei granacei e promuovere la conoscenza del grano tradizionale e dei suoi prodotti di filiera, come recita lo Statuto. Viene così promossa una sorta di “mutualità agraria”che richiama le antiche usanze dell'istituto del Monte anche attraverso il riuso della unità di misura che la comunità delle valli di Suvero adottava a fine XVI secolo .
La Comunità non ha conseguentemente la semplice finalità di promuovere la coltivazione dell'antica varietà di grano bianco e di tramandarla alle generazioni future ma di avviare un recupero delle tradizioni e di forme solidaristiche in uso durante la dominazione dei Malaspina . L'annuale festa del grano che ha luogo a Suvero rappresenta in questo senso il ritorno a valori e saperi antichi.
Il progetto sull’antico grano bianco delle valli di Suvero è valso al Comune di Rocchetta di Vara un medagliere ricco di riconoscimenti: dal premio “Nove buone” per le buone pratiche conferito a Roma dal  WWF,alla menzione d’onore al premio Vassallo ad Arona, alla menzione speciale “Città per il verde” 2012, a Padova, sino alla Bandiera verde consegnata dalla Cia a Roma .La Festa del grano organizzata dal 2010 ha meritato il premio di “Meraviglia Italiana” sotto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
 
 

3 - Disciplinare di produzione della comunità del cibo Slow food
 
Denominazione
 
Il nome “Antico grano bianco delle Valli di Suvero” è attribuito esclusivamente al frumento duro e tenero che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
 
Zona di produzione
 
La zona di produzione dell'antico grano bianco è rappresentata esclusivamente dal territorio del Comune di Rocchetta di Vara e dei Comuni limitrofi. , con prevalente collocazione dei terreni per la coltivazione ad almeno metri 400 di altezza sul livello del mare.
 
Descrizione del prodotto
 
Caratteristiche delle sementi
La denominazione “Antico grano bianco delle Valli di Suvero” è riferita al frumento duro e tenero proveniente da semente distribuita dal Monte frumentario del Comune di Rocchetta di Vara o da semente distribuite da agricoltori soci del Monte stesso.
 
Metodo di ottenimento
 
Rotazione colturale
La coltivazione avviene all’interno di un programma di avvicendamento colturale che ha come fine il mantenimento ed il miglioramento nel tempo della funzionalità dell’agro-ecosistema aziendale. La coltivazione non può essere effettuata per più di due annualità successive su uno stesso appezzamento di terreno. 
 
Preparazione del terreno
Gli appezzamenti di terreno destinati alla coltivazione devono essere sottoposti in via alternativa ad una delle seguenti lavorazioni:
• aratura a profondità compresa tra 25-40 cm;
• erpicatura, con il completo interramento dei residui vegetali della coltura precedente.
 
Semina
La semina deve essere effettuata tra la metà di ottobre e S. Lucia. È ammessa la concia dei semi con calce e verderame minerale. Si semina in ragione di circa 30 kg di seme per 1000 metri quadri, corrispondenti a circa 450-500 semi a mq. La densità di semina varia comunque in funzione:
  1.  della fertilità del terreno e della disponibilità di risorse idriche (terreni più fertili sopportano investimenti più alti, rispetto a terreni poveri e siccitosi);
  2. dell’epoca di semina (ritardi nella semina richiedono un maggiore investimento);
  3. dell'areale di coltivazione ( negli ambienti più marginali gli investimenti devono essere inferiori di circa 50-100 semi per metro quadrato);
  4. delle condizioni del letto di semina (le dosi di seme vanno aumentate al peggiorare del terreno).
Fertilizzanti
La concimazione tradizionalmente utilizzata è quella organica, basata sull’impiego del letame.
 
Cure fitosanitarie
È vietato l’impiego di prodotti non compresi nell’Allegato II parte B del Reg. Ce 2091/91.
 
Raccolta del prodotto
 
La raccolta si effettua a mano o con mietitrebbia.
La raccolta può oscillare dalla metà di luglio alla prima settimana di agosto.
Prima della raccolta, in ogni campo si procede alla scelta delle spighe più ricche di semi per l’accantonamento delle sementi dell’anno successivo.
Dopo la trebbiatura il grano deve essere steso al sole per almeno 3 giorni al fine di ultimare l’essiccazione.
 
Conservazione del prodotto
 
La conservazione avviene in magazzini freschi ed asciutti, generalmente in sacchi di iuta o sfuso in casse di legno, avendo l’accortezza di bruciarvi precedentemente zolfo per disinfettare.
 
Responsabile della Comunità
Oriana Drovandi
cell. 3666151031
e-mail comunitagranoi@libero.it
 
 

4 – Statuto del Monte frumentario
 
Parte prima: ordinamento associativo

Articolo 1
È istituito il Monte frumentario del Comune di Rocchetta di Vara. Esso è una libera Associazione di fatto, apatica e apolitica, con durata illimitata nel tempo e senza scopo di lucro, regolata a norma del Titolo I Cap. III, art. 36 e segg. del codice civile, nonché del presente Statuto. Il Monte fissa la propria sede secondo le indicazioni dell’assemblea dei soci.

Articolo 2
Il Monte frumentario persegue i seguenti scopi:
•        Diffondere la coltivazione del grano tradizionale;
•        Operare per l’affermazione di una filiera alimentare dei granacei;
•        Promuovere la conoscenza del grano tradizionale e dei suoi prodotti di filiera.

Articolo 3
Il Monte frumentario per il raggiungimento dei suoi fini, intende promuovere varie attività, in particolare:
•        anticipazione delle sementi da coltivare;
•        attività culturali: convegni, conferenze, dibattiti, seminari;
•        attività di formazione: corsi di aggiornamento teorico/pratici per educatori, insegnanti, operatori sociali, corsi di perfezionamento in musicoterapia, istituzioni di gruppi di studio e di ricerca;
•        attività editoriale: pubblicazione di un bollettino, pubblicazione di atti di convegni, di seminari, nonché degli studi e delle ricerche compiute.

Articolo 4
Il Monte frumentario è aperto a tutti coloro che, interessati alla realizzazione delle finalità istituzionali, ne condividono lo spirito e gli ideali.
Sono soci ordinari del Monte le persone o gli enti che si impegnano a pagare, per tutta la permanenza del vincolo associativo, la quota annuale stabilita dal Consiglio direttivo.

Articolo 5
L'ammissione dei soci ordinari è deliberata, su domanda scritta del richiedente, dal Consiglio direttivo. Tutti i soci sono tenuti a rispettare le norme del presente statuto e l'eventuale regolamento interno, secondo le deliberazioni assunte dagli organi preposti. In caso di comportamento difforme, che rechi pregiudizio agli scopi o al patrimonio dell'associazione il Consiglio direttivo dovrà intervenire ed applicare le seguenti sanzioni: richiamo, diffida, espulsione della Associazione.

Articolo 6
Tutti i soci maggiorenni hanno diritto di voto.

Articolo 7
Le risorse economiche dell'associazione sono costituite da:
-        beni, immobili e mobili;
-        contributi;
-        donazioni e lasciti;
-        rimborsi;
-        attività marginali di carattere commerciale e produttivo;
-        ogni altro tipo di entrate.
I contributi degli aderenti sono costituiti dalle quote di associazione annuale, stabilite dal Consiglio direttivo e da eventuali contributi straordinari stabiliti dall'assemblea, che ne determina l'ammontare.
Le elargizioni in danaro, le donazioni e i lasciti, sono accettate dall'assemblea, che delibera sulla utilizzazione di esse, in armonia con finalità statuarie dell'organizzazione.
E’ vietato distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’Associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge.

Articolo 8
L’anno finanziario inizia il 1° gennaio e termina il 31 dicembre di ogni anno.
Il Consiglio direttivo deve redigere il bilancio preventivo e quello consuntivo.
Il bilancio preventivo e consuntivo deve essere approvato dall’Assemblea ordinaria ogni anno entro il mese di aprile.

Articolo 9
Gli organi del Monte sono:
-        l’assemblea dei soci;
-        il Consiglio direttivo;
-        il Presidente;

Articolo 10
L’assemblea dei soci è il momento fondamentale di confronto, atto ad assicurare una corretta gestione del Monte ed è composta da tutti i soci, ognuno dei quali ha diritto ad un voto, qualunque sia il valore della quota. Essa è convocata almeno una volta all’anno in via ordinaria, ed in via straordinaria quando sia necessaria o sia richiesta dal Consiglio direttivo o da almeno un decimo degli associati.
In prima convocazione l’assemblea ordinaria è valida se è presente la maggioranza dei soci, e delibera validamente con la maggioranza dei presenti; in seconda convocazione la validità prescinde dal numero dei presenti.
L’assemblea straordinaria delibera in prima convocazione con la presenza e col voto favorevole della maggioranza dei soci e in seconda convocazione la validità prescinde dal numero dei presenti.
La convocazione va fatta con avviso pubblico affisso almeno 3 giorni prima della data dell’assemblea.

Articolo 11
L’assemblea ordinaria ha i seguenti compiti:
-        elegge il Presidente;
-        elegge il Consiglio direttivo;
-        approva il bilancio preventivi e consuntivo;
L’assemblea straordinaria delibera sulle modifiche dello Statuto e l’eventuale scioglimento dell’Associazione.

Articolo 12
Il consiglio direttivo è composto da 3 membri, eletti dall’Assemblea fra i propri componenti.
Il Consiglio direttivo è validamente costituito quando sono presenti 2 membri. I membri del Consiglio direttivo svolgono la loro attività gratuitamente e durano in carica 3 anni. Il consiglio direttivo può essere revocato dall’assemblea con la maggioranza di 2/3 dei soci.

Articolo 11
Il Consiglio direttivo è l’organo esecutivo del Monte. È convocato dal Presidente o da almeno due dei componenti.
Il consiglio direttivo ha tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Articolo 12
Il presidente dura in carica tre anni ed è legale rappresentante del Monte a tutti gli effetti.
Sottoscrive tutti gli atti amministrativi compiuti dall’Associazione; può aprire e chiudere conti correnti bancari e postali e procedere agli incassi.

Articolo 13
Lo scioglimento dell’Associazione è deliberato dall’assemblea straordinaria. Il patrimonio residuo dell’ente deve essere devoluto ad associazione con finalità analoghe o per fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’art. 3, comma 190 della legge 23.12.96, n. 662.

Articolo 14
Per quanto non previsto dal presente statuto valgono le norme di legge vigente in maniera.
 
Parte seconda: attività di mutualità agraria

Articolo 15
Nel mese di luglio, il Consiglio direttivo determina le somme disponibili per acquistare nuove partite di grano. Il grano deve essere acquistato da produttori locali, prima da quelli soci del Monte. Il Consiglio direttivo risponde della qualità delle sementi acquistate.

Articolo 16
Il grano sarà ricevuto pulito, eventualmente concio ed asciutto. Se apparirà di qualità inferiore all’atteso non si riceva. Sarà responsabilità del Consiglio direttivo procurarlo a proprie spese della qualità ricercata.

Articolo 17
La dispensa si farà nel tempo della semente, con proibizione espressa di non potersi dare grano a chi non avesse fatto la restituzione. Entro il 15 ottobre, ogni agricoltore interessato a ricevere la semente deve manifestare al Monte la quantità desiderata. Proporzionalmente si dividerà la semente disponibile secondo le richieste presentate. Hanno diritto di priorità i soci del Monte. Soltanto in caso di disponibilità di semi, sarà possibile procedere alla distribuzione anche presso quanti non siano soci. La consegna della semente avviene a staio colmo, la restituzione a raso.

Articolo 18
Prima di effettuare la dispensa di grano, se ne prenderà dal centro del mucchio una palata. Questa si riporrà in una scatola chiusa e sigillata, conservandosi dal Presidente nella solita cassa. Allorché sarà il tempo della restituzione si aprirà e metà di esso si terrà a pubblica vista, perché il grano che si restituisce non sia di qualità inferiore a quello ricevuto.

Articolo 19
Si vieta equamente di esigere il grano a contanti per cui dovrà sempre riscuotersi a grano.

Articolo 20
Il Consiglio direttivo provvede ad acquisire una o più casse per provvedere alla custodia del grano. Provvede inoltre ad individuare un magazzino dove conservare le casse. Ogni cassa abbia doppia chiave: una affidata al Presidente, l’altra al Sindaco.
 
 

5 – Elenco dei Contadini custodi al 31 dicembre 2013
 
    ANNO DI SEMINA
  COGNOME NOME 2009 2010 2011 2012 2013
  1.  
ACCIALINI LORENZO     X X X
  1.  
BENATELLO LUCA         X
  1.  
BIGGERI SILVANO       X X
  1.  
BORSI SONIA   X X X X
  1.  
COTUGNO STEFANO AZ. AGR. AGORA     X    
  1.  
DROVANDI ANTONELLA         X
  1.  
FERRANTE ALESSANDRO AZ. AG. LA DEBBIA X X      
  1.  
FERRARI ANDREA       X  
  1.  
FRANCESCHI ANSELMO       X  
  1.  
ISETTA DANIELE AZ. AGR. LA GIARA       X X
  1.  
MALATESTA GIULIANO       X  
  1.  
MENONI MICHELE AZ AGRITURISTICA X X X X X
  1.  
MOSCATELLI RENATO X X X X X
  1.  
PANIGHETTI EDDA   X X X X
  1.  
PISARELLI CINZIA       X  
  1.  
RAVENNA DINO       X X
  1.  
TONI LIDIA X X X X X
  1.  
TOMA’ IVANO         X
  1.  
VOLPI MAURO AZ. AGRICOLA CASONI X X X X X
  1.  
VOLPI RAFFAELE AZIENDA AGRICOLA X X X X X
 
 
 

6 – La strada del grano – Lungo i confini dell’antico marchesato di Suvero

Nel 2011 è stato ripristinato il sentiero che da Suvero scende a Rocchetta Vara, in località Ghiaro. Il sentiero si snoda lungo i confini dell’antico marchesato di Suvero, sul lato che lo separava dalla  limitrofa Repubblica di Genova, sino al Mulino del Ghiaino, nei pressi del marchesato della Rocchetta, dominio dei marchesi di Villfranca.
Il territorio di Suvero, già dal 1301, risulta possesso dei marchesi Malaspina del ramo di Villafranca (spino secco).
Quando il marchese Giovanni Spinetta Malaspina morì nel 1535, tutti i suoi possessi vennero divisi equamente tra i cinque figli. A Rinaldo toccarono i possessi di Suvero che da quel momento divenne capoluogo feudale sino al XVIII secolo.
 
LE TAPPE DEL SENTIERO
 
Il Ghiaro
 
In località “Ghiaro” era presente uno dei mulini del marchese di Suvero. L’antica struttura, inglobata in interventi edilizi successivi, è ancora visibile. Il mulino è già citato tra le proprietà marchionali, nell’inventario dei beni del marchese Torquato Malaspina (1594). Il marchesato, all’epoca, aveva due mulini: oltre quello del Ghiaro, è citato infatti un secondo mulino in località Pradonico, nella parte alta del feudo.
Il marchese aveva diritto di monopolio sui mulini: nessuno poteva dunque servirsi di altri mulini che di quelli marchionali. Nel 1594 il mulino del Ghiaro era affitato per due some di grano; il mulino del Pradonico, per sedici some “alla misura di Suvero”.
Il nome “ghiaro” rimanda alla ghiaia di cui è ricca la località.
È facile immaginare che lungo il sentiero passassero molti contadini per macinare il grano in tempo di molitura.
 
Goledo
 
Goledo è un piccolo gruppo di case, diviso in due nuclei detti: Goledo di sotto e Goledo di sopra.
Il toponimo, riconducibile agli assimilabili Culèta, Cola, Colla, presenti in Liguria, rimanda probabilmente al tratto pianeggiante in opposizione all’andamento ripido del pendio.
Geologicamente l’area pianeggiante è forse il risultato di antiche paleofrane. Ancora oggi il territorio è del resto indicato come area a pericolosità di frana elevata e molto elevata.
Il toponimo è attestato già nel XVI secolo nella variante “Goredo”.
Dalla località ha avuto origine anche il cognome “Goledi”, cioè “di Goledo”, ancora oggi presente a Suvero.
Le antiche case sono state oggetto di recenti ripristini e, in molti casi, adibite a tranquille case di villeggiatura in campagna.
 
Terme
 
Nel marchesato di Suvero, molte proprietà risultano organizzate in “poderi” e, in alcuni casi, affidate a mezzadri. Il sistema agricolo di produzione adattato era dunque molto vantaggioso ed aggiornato. La mezzadria era l’investimento preferito dai capitalisti toscani sino dal XV secolo.
Nel 1594 è testimoniato come il marchese di Suvero possedesse sette poderi, tutti gestiti a mezzadria Tra essi è citato Terme, così descritto: “Un’altra possessione loco dicto a Terme, con terre lavorative, erborate, svignate, prative e castagnate dove si semina ciascun’anno quattro mine di robba et della quale è lavoratore Giovanni Acciarini da Suvero”.
Il toponimo “Terme” indica probabilmente un termine di confine tra proprietà.
 
Fontanella – S. Rocco
 
I poderi marchionali rendevano prodotti differenti: il sistema agricolo era infatti organizzato su pluricolture. Negli atti del XVI e XVII secolo sono citate terre “vineate”, “oleate”, “castaneate”, “prative”, “canepative”, “ortive”.
Tra le produzioni per il mercato risulta il vino e il grano. Al momento della morte del marchese Torquato Malaspina (1594) “si trova a Monterosso some centocinque di grano per vendere”.
I poderi risultavano inoltre ricchi di bestiame.
Alla vista il paesaggio non doveva apparire troppo dissimile dall’attuale, ingentilito dalle viti e dal grano tra Terme, S. Rocco, il Borgo e il Chioso.
In località Terme fu edificato un Oratorio dedicato a S. Rocco nel 1665, forse in seguito alla terribile pestilenza che colpì Genova e poi la Liguria dal 1656. La cappella fu fondata dalla famiglia Simonini, poi ceduta ai marchesi Malaspina. Nel 1723 risulta in cattivo stato. Nel 1755 l’oratorio è descritto in restauro “dopo d’essere stato per molti anni col tetto a terra”. Nel 1822 appare diroccato. Oggi resta una piccola edicola a testimonianza dell’antico oratorio, mentre l’antica statua di S. Rocco è conservata nel Castello di Suvero.
 
Suvero
 
All’origine dell’insediamento attuale del borgo sembrano esserci i monaci dell’abbazia di Brugnato, fondata, come vorrebbe la tradizione, da S. Colombano (540-615) o, più verosimilmente, da alcuni monaci di Bobbio, sotto la protezione dei re longobardi. I monaci di Brugnato organizzarono infatti centri agricoli in tutto il territorio circostante l’abbazia. Provvidero quindi alla fortificazione di alcuni di essi per difendere il monastero dai ripetuti assalti del vescovo di Luni. Tra i centri fortificati istituiti dai monaci risulterebbe Suvero. Il toponimo pare derivi dalla voce latina “superum”, superiore, in alto, in relazione alla sede di Brugnato.
L’insediamento primitivo tuttavia non coincideva con quello attuale ma era dislocato nella zona pianeggiante di Molino Rotato, raccolto attorno all’antichissima chiesa “de Situla”.
Il territorio di Suvero, già dal 1301, risulta possesso dei marchesi Malaspina del ramo di Villafranca (spino secco).
Quando il marchese Giovanni Spinetta Malaspina morì nel 1535, tutti i suoi possessi vennero divisi equamente tra i cinque figli. A Rinaldo toccarono i possessi di Suvero che da quel momento divenne capoluogo feudale sino al XVIII secolo.
Rinaldo diede inizio alla costruzione del castello attorno al quale, a poco a poco, per sicurezza, si raccolsero le abitazioni dei sudditi. Fu dato dunque inizio alla costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista mentre l’antica chiesa “de Situla” rimase progressivamente abbandonata. Il vescovo di Brugnato Mascardi ne ordinò la demolizione alla fine del XVI secolo.
Fu Torquato Malaspina (1557-1598) a completare la costruzione del castello. Feudatario, letterato e cortigiano al servizio dei granduchi di Toscana, ereditò da un cugino parte del feudo di Monti, trasmettendo ai suoi discendenti il titolo di marchesi di Suvero e Monti.
Il feudo era amministrato da due Consoli, coadiuvati da un Consiglio, e da un podestà, di nomina marchionale, responsabile del potere giudiziario.
Dopo la parentesi rivoluzionaria, il Congresso di Vienna ricostituì il feudo imperiale, attribuendolo al duca di Modena, prima di essere aggregato, con l’unità d’Italia, alla provincia di Massa Carrara. Il Comune di Rocchetta Vara, di cui è parte Suvero, fu inglobato nella neonata provincia della Spezia dal 2 febbraio 1923.
 
Val di Mara
 
Nelle aree pianeggianti intorno a Suvero poteva e può trovare facile coltivazione il grano.
Le famiglie hanno tramandato nel tempo i semi di questo antico grano che ha le caratteristiche peculiari di essere bianchissimo e molto alto.
Grazi ad un progetto promosso dal Comune di Rocchetta di Vara già dal 2010, L’antico grano bianco di Suvero, detto anche “antico grano bianco delle alte terre del Vara” è stato riscoperto e valorizzato, con la costituzione anche di una Comunità di agricoltori custodi promossa da Slow food.
La coltivazione, che deve rispettare le condizioni e i requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione, viene effettuata esclusivamente nel territorio del Comune di Rocchetta di Vara e di quello dei Comuni limitrofi, ad almeno 400 metri sul livello del mare. L’intero ciclo di produzione avviene all'interno di un programma di avvicendamento culturale, che ha come fine il mantenimento ed il miglioramento nel tempo della funzionalità dell’ecosistema aziendale e territoriale, con il metodo biologico senza uso di diserbanti. La raccolta si effettua a mano o con mietitrebbia, dalla metà di luglio alla prima settimana di agosto. Prima della raccolta, in ogni campo si procede alla scelta delle spighe più ricche di semi per l’accantonamento delle sementi per l’anno successivo. La conservazione del grano avviene in magazzini freschi ed asciutti, generalmente in sacchi di iuta o sfuso in casse di legno.
Nel 2012 è stato ricostituito anche l’antico Monte frumentario di Suvero, fondato dal marchese Torquato Malaspina nel XVI secolo con lo scopo di anticipare le sementi ai contadini nella stagione della semina. Al momento del raccolto che ha ricevuto il grano da seminare deve restituirne altrettanto con l’aggiunta di una piccola percentuale: si riceve grano in un contenitore “a raso” e si restituisce nelle stesso contenitore “a colmo”.
L’antico grano bianco delle valli di Suvero è particolarmente adatto per la produzione di pane e pasta fresca.
 
La Debbia
 
Presso il podere “la Debbia”, toponimo che rimanda all’antico uso, forse d’età longobarda, di bruciare il bosco per coltivare, è visibile uno dei più antichi insediamenti umani dell’intera Liguria, il sito della “Pianaccia”.
Gli scavi archeologici, avviati negli anni 09’ dal prof. Tiziano Mannoni, hanno portato alla luce testimonianze di un’antica officina per la produzione di ornamenti in steatite, destinati non solo al marcato locale, ma, probabilmente, ad una rete commerciale di ampio raggio.
 
Ponte di Vezzola
 
Il torrente costituiva il confine tra l’antico marchesato di Suvero e la Repubblica di Genova.
Le controversie di confine erano realtà quotidiana tra comunità di antico regime. La più antica terminazione tra Zignago e Suvero pare risalire al 1411 e si riferiva, con particolare attenzione, alla parte alta del territorio individuando tre punti: Foce di Tromba, Cravarsa e Campo Soresi.
I termini furono alteranti più volte. Tra il 1577 ed il 1581 la Repubblica di Genova ed il marchese Torquato Malaspina, che aveva numerosi sostenitori anche oltre confine, a Vezzola, furono coinvolti in una lunga controversia poi risoltasi favorevolmente per il marchese.
Ancora più controverso fu il confine con la comunità di Rossano, che cercò a lungo di contendere a Suvero il possesso del bosco di Gambatacca. La terminazione più antica risale in questo caso al 1226. Per Gambatacca numerosi furono i morti nei secoli e feroci spesso le rappresaglie da entrambe le parti.
Sul canale di Vezzosa, in epoca più recente, fu edificato un elegante ponte in pietra violentemente distrutto dalla terribile alluvione che ha colpito l’intero territorio il 25 ottobre 2011, lasciando ampie ferite sul territorio della Val di Vara e delle Cinque Terre.